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Doornbos commenta i primi test da pilota Red Bull
02 Dicembre 2005Il terzo pilota della Jordan, in seguito diventato pilota della Minardi, Robert Doornbos non avrà forse i mezzi per diventare quest'anno un nome conosciuto da tutti sui circuiti, ma si è fatto notare fra gli "addetti ai lavori" di Formula 1. I suoi risultati alla fine della stagione 2005 sono stati sufficienti per permettergli di ottenere il posto di collaudatore e pilota del venerdì della Red Bull Racing per il 2006. La prima apparizione ufficiale dell'olandese in veste di pilota della nostra squadra è stata a Barcellona il 29 novembre, durante le prove private. Dopo aver completato il suo programma di collaudi ed il successivo de-briefing tecnico con gli ingegneri, ha affontato la prova più difficile del giorno, quella della sessione di domande-risposte con il sito ufficiale del team!
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Raccontaci: come sei arrivato ad un accordo con la Red Bull Racing?
Si potrebbe dire che tutto è cominciato nel 2004 quando, per la prima volta, sul mio casco e la mia tuta è apparso il logo della Red Bull. All'epoca, correvo per la squadra di F3000 di Christian Horner (il boss della Red Bull Racing). La motivazione era al massimo e per di più avevo come compagno di squadra Tonio Liuzzi, che nel mondo delle corse è il miglior ballerino di discomusic che io conosca ! Quando, l'anno scorso, si è parlato di una squadra di Formula 1, naturalmente ero interessato e sono rimasto in contatto con Christian, notando anche che organizzavate feste fantastiche ! Anche se ero concentrato sul mio lavoro alla Jordan, prima di esordire, poi, alla Minardi. E' qualcosa che non dimenticherò mai, ma sono sempre stato cosciente che avrei dovuto cercare di passare ad una squadra più comptetitiva. Le trattative si sono accellerate durante il Gran Premio di Cina quando il sig. Mateschitz mi disse che aveva seguito attentamente i miei progressi e che avrebbe voluto offrirmi un'opportunità. Alla fine, il contratto è stato firmato qui a Barcellona. Fantastico ! Si tratta proprio di una tipica modalità da Formula 1! Mi dovrete sopportare quest'anno e magari, spero, anche più a lungo!
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Cosa ti attira in questa squadra?
Quest'anno, ero in una squadra che, per via della sua situazione, abitualmente occupava una posizione nelle retrovie della griglia, anche se ci sono stati miglioramenti quand'è arrivata la macchina nuova. Riconosco che mi sono divertito a gareggiare con la Jordan, dato che si trattava di un mini Gran Premio tra le due squadre. Ma come pilota da corsa, volevo combattere per qualcosa di più. Sono più avvezzo ad essere in testa e combattere per la vittoria che ritrovarmi a sorvegliare l'apparizione delle solite bandiere blu negli specchietti. Alla Red Bull Racing noto che la motivazione è molto maggiore. Qui si pensa non solo a conquistare punti, ma si ambisce anche a finire sul podio e forse anche sul gradino più alto ed è bello essere partecipe di tutto questo ed è una grande motivazione per tutti. Qui a Barcellona ho parlato col capo cuoco e persino lui è realmente coinvolto ed impaziente. Tutti guardano al futuro con grande speranza e motivazione ed è bello essere partecipe di tutto ciò.
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Eri teso prima di pilotare per la prima volta per la Red Bull Racing?
Non direi che ero nervoso, anche se non ho dormito molto la notte precedente. Ero soprattutto eccitato, un po' come un ragazzino prima del primo giorno di scuola. Poi, quando sono arrivato al circuito, faceva troppo freddo per girare, per cui abbiamo iniziato ad attendere ed attendere, ma quando -alla fine- ho potuto entrare in pista, l'attesa ha lasciato il posto a molto divertimento.
Le sensazioni di guida con questa macchina sono diverse da quelle cui eri abituato quest'anno?
Sì. E' una macchina completamente nuova. Un po' come quando si acquista un'auto nuova, ci sono sempre un sacco di nuovi gadget e questa è un'auto di lusso, confrontata a quelle che ero abituato a pilotare. Ma già recandomi in fabbrica in Inghilterra, avevo potuto rendermi conto delle differenze tra la Red Bull Racing e la Minardi. Nella squadra faentina c'erano 80 persone, e qui cinque volte tanto. E' un altro mondo, che mi da ottime sensazioni e che mi vede orgoglioso di farne parte. Al volante, quando sono uscito per la prima volta dai box, nel percorrere la corsia ho provato una piacevolissima sensazione.
Hai citato Christian Horner. Che effetto fa ritrovarsi a lavorare con lui?
Un bellissimo effetto. Ci siamo divertiti molto, insieme, in F3000, anche se ovviamente in quella categoria eravamo più rimassati di quanto potremo esserlo in F1. Proprio in F3000, comunque, ho imparato a rispettarlo moltissimo per come lavora con la sua squadra. Il Campionato era naturalmente molto equilibrato sulla carta, visto che tutti utilizzano lo stesso materiale, stesse macchine, stesse gomme, ma noi fummo in grado di conquistare risultati eccezionali grazie all'organizzazione con cui dirige la sua squadra. Faccio un esempio: le soste ai box vennero introdotte nel regolamento nel corso della stagione, e noi andammo in un aeroporto inglese per allenarci al nuovo esercizio finché lo abbiamo assimilato perfettamente. E' il suo modo di fare e di essere e ci ha spinti tutti a fare altrettanto e ad essere veramente determinati.
Dove vivi?
Prevalentemente a Montecarlo, ma anche in Italia dove mi alleno. Essere in forma mi ha aiutato molto nella carriera, ma ho avuto l'impressione di vivere come un nomade negli ultimi mesi, perché ho viaggiato molto, tra l'Italia, Montecarlo, l'Olanda, ed ora Barcellona.
Non hai in mente di trasferirti nella super-mondana Milton Keynes?
Ci andrò spesso, questo è certo! Quando ho iniziato a correre in Formula Ford, nel 2000, mi ero trasferito a Towcester, che è a due passi da Milton Keynes, e che era molto diverso da quello cui ero abituato. Tornerò certamente molto spesso da quelle parti, anche perché voglio conoscere personalmente tutti in fabbrica.
Cosa ti piace fare al di fuori dalle corse?
Ho letto una citazione di David Coulthard, in una rivista, in cui affermava che quand'era alla McLaren pensava alla Formula Uno 24 ore al giorno, ma che da quando è alla Red Bull Racing è in grado di pensare anche ad altro. Io sono ancora nella fase iniziale della carriera, a dire il vero, dato che è appena un anno che ho fatto il mio esordio in questa categoria, e -per ora- dal momento in cui mi sveglio, a quando torno a coricarmi, essa occupa i miei pensieri. Sono arrivato in F1 sei anni dopo aver esordito nel mondo delle corse, il che dimostra quale sia la mia determinazione. Per questo sono completamente concentrato su questo sport, ma mi rendo conto che è anche importante staccare la spina di tanto in tanto. Fortunatamente, ho già siglato quest'accordo, e -quindi- potrò trascorrere il Natale con la famiglia, e rilassarmi veramente un po'.
Dove trascorrerai le feste natalizie, quest'anno?In Svizzera. Andrò a sciare con la famiglia e ci sarà una festa per l'Anno Nuovo con alcuni amici che verranno a trovarci dall'Olanda".
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