
La redazione di F1Racing.net non si è lasciata scappare l'occasione di intervistare Mike Gascoyne, in occasione del suo primo giorno di lavoro alla Spyker, il 1 novembre 2006.
Mike ha lavorato alla Tyrrell, alla Renault ed è stato capo designer della Toyota sino agli inizi della stagione appena conclusa, ma soprattutto è l'uomo che ha portato la Jordan Mugen-Honda vicina alla vetta del mondo nel 1999, con Heinz-Harald Frentzen. E' naturale che con tanta esperienza il suo ruolo sia quello di direttore tecnico.
D: Dopo esserti lasciato così bruscamente con la Toyota, ti aspettavi di tornare in Formula Uno nell'arco di pochi mesi?
R: Beh, mi serviva un periodo di riposo! Però la velocità mi scorre nelle vene, puoi farci poco. Quando la Spyker mi ha messo sul piatto un'offerta così interessante non potevo certo tirarmi indietro.
D: Nessun altro ha bussato alla tua porta?
R: Sì, certo, ma non se n'è fatto nulla perché la proposta della Spyker era proprio quella che stavo aspettando.
D: Non hai mai considerato l'idea di unirti ad un grande costruttore?
R: Sinceramente ho capito che le mie radici affondano in un passato di piccole scuderie, come la Tyrrell e la Jordan. Per me è importante poter far crescere la macchina pian piano sino a farla competere con i top team.
D: Secondo te è giusto dire che in una scuderia di primo piano non sei che un piccolo numero, ed è difficile fare in modo che le cose vadano esattamente come desideri?
R: E' chiaro: se lavori con 1000 persone le linee di comunicazione sono molto diverse rispetto a quando lavori con 200 uomini. Ed è altrettanto naturale che le aspettative siano diverse: in un top team la dirigenza si aspetta che tu riesca a competere per il campionato del mondo, mentre una squadra come la Spyker questo obbiettivo è assolutamente irrealistico, almeno nel prossimo futuro. Dovremmo iniziare a costruire una buona vettura, a raccogliere i primi punti e magari, tra due o tre anni, a tentare di vincere una o due gare.
D: Sei un maestro delle gallerie del vento? Come pensi di organizzare il lavoro in questo senso alla Spyker?
R: Per qualunque squadra le gallerie del vento sono fondamentali. Nel 1999 abbiamo dimostrato, con la Jordan, di poter costruire una macchina abbastanza competitiva progettandola esclusivamente in galleria. Cercheremo di ripeterci nel prossimo inverno.
D: Quali saranno i tuoi compiti di preciso?
R: In pratica superviosionerò tutto il lavoro di design, prendendo le decisioni più importanti. Tuttavia gli ambiti di miglioramento per la vettura 2007 sono abbastanza limitati: ad oggi (1 novembre, ndr) la macchina è quasi completa. L'accordo per la fornitura di motori è arrivato abbastanza tardi così come il sottoscritto. Sarà dura vedere qualcosa di veramente innovativo per l'inizio della stagione. Tuttavia è importante costruire una casa con delle buona fondamenta, prima ancora che con dei lussuosi interni, ed è esattamente la cosa che è stata fatta.
D: Quindi ritieni che ci sia troppo poco tempo da qui all'inizio del prossimo campionato per dare la tua impronta alla macchina.
R: Sicuramente lo è per la prima parte della stagione, ma verso la metà dovrebbe esserci modo di esprimere già qualcosa.
D: Se non ho capito male, cercherai di vedere, almeno all'inizio, quanto forte vanno i piloti con la nuova monoposto, e poi ci metterai le mani sopra.
R: Mettiamola così: prima di tutto lasciamo che James (Kay, ndr) completi il design della nuova macchina. Poi inizieremo a riorganizzare le priorità degli uffici aerodinamici, faremo in modo che le gallerie del vento funzioni il meglio possibile, passeremo a testare nuove soluzioni. Sicuramente un pezzo alla volta, fare tutto e subito è impossibile.
D: Ti senti rigenerato dopo questo periodo di ferie?
R: Assolutamente! Sono prontissimo per questa nuova avventura, soprattutto perché si adatta maggiormente alle mie caratteristiche. Adoro poter lavorare in un team di piccole dimensioni.
D: Un po' come Adrian Newey alla Red Bull?
R: Esatto! La Spyker è stata molto professionale ad annunciare con tanto anticipo il mio ingaggio. E' stato un modo di far capire che questi ragazzi non hanno preso la vecchia macchina e ci hanno messo sopra l'arancione. Hanno progetti ambiziosi e vogliono arrivarci concretamente, ed è bello per me far parte di un gruppo del genere".
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