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28 Novembre 2009

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Intervista a Nick Heidfeld

Intervista a Nick Heidfeld

16 Gennaio 2008

All'appuntamento per l'intervista Nick Heidfeld si presenta all'ultimo momento, senza dare il minimo segno di fretta, ma poi si concentra completamente sull'interlocutore. È uno che ama fare le cose per bene. Sa di avere il mestiere che ha sempre sognato e gli si dedica con anima e corpo… e con successo. "È sempre stato così", dice, smentendo le teorie secondo le quali nel corso dell'ultimo anno sarebbe molto cambiato, "la differenza è che da quando corro per un Team con il quale posso andare a punti in ogni gara vengo considerato di piú. Se arrivi diciasettesimo o diciottesimo a nessuno interessa se ti fai la barba oppure no".

Nel 2007 la barba folta e i capelli spettinati nei media gli hanno procurato un'eco quasi maggiore della piazza d'onore conquistata nel GP del Canada o del terzo posto in Ungheria. La (s)capigliatura è stata come un invito a dedicargli piú attenzione. E Nick sta al gioco. Racconta di sé, delle sue idee, senza cercare giustificazioni. Lui e Patricia Papen convivono come "coppia di fatto", la loro figlia si chiama Juni, semplicemente perché ai genitori il nome piace, e per la stessa ragione il secondogenito, nato nel 2007, si chiama Joda, ma il personaggio di "Guerre stellari" non c'entra, tiene a precisare con tono pacato e orgoglioso il papà.

Per Nick Heidfeld uno dei valori piú importanti è la libertà… sia nel modo di pensare che nello stile di vita. Del suo lavoro impegnativo sa cogliere i lati migliori: gli piace viaggiare con la famiglia, è curioso, ama passeggiare, comprare oggetti di moda e d'arte, ammira del mondo quello che riesce a strappare a un'agenda fitta di impegni ed è sempre alla ricerca di buoni ristoranti. È un buongustaio e non disdegna festeggiare in maniera scintillante. Ma solo terminato il lavoro. Nel senso migliore dell'accezione, è un pilota impegnativo: non si riposa prima che l'ultimo set di dati non sia analizzato. Sa che quello che dice conta molto, perché ha imparato bene il mestiere.

Che cosa significa per te essere felici?
Personalmente faccio un distinguo tra la felicità nel lavoro e la felicità nella vita privata. Nel privato la mia grande fonte di felicità sono Patricia, Juni e Joda. I bambini sono la cosa piú bella del mondo. Siamo una famiglia unita e spero che i nostri figli possano crescere liberi e felici come è stato per me. Dal punto di vista professionale mi ritengo felice, perché posso fare quello che ho sempre desiderato di piú. E oggi mi trovo nella posizione migliore da quando faccio questo mestiere: finalmente ho una macchina che mi consente di essere tra i primi. È una sensazione bellissima. Inoltre ho meno sfortuna che in passato e sono in ottima forma. Solo se si è in forma al cento per cento si può lavorare in maniera ottimale. Anche questa è una fortuna. Il successo sportivo nella Formula 1, tuttavia, ha poco a che vedere con la fortuna quanto piuttosto con un lavoro e una preparazione meticolosi, in pista e fuori. Certo che alzare una coppa o il trofeo del Mondiale mi renderebbe sicuramente strafelice!

Sai cos'è la paura?
Ovvio. Sicuramente ho paura delle stesse cose di cui hanno paura gli altri, ma ciò non significa che vivo con la paura, nel senso di essere particolarmente prudente. Anche i nostri bambini devono crescere così. In pista c'è solo un momento nel quale provo paura: quando perdo il controllo della vettura e mi rendo conto che sta per arrivare… la botta. A quel punto si spera di non farsi male e se possibile si molla il volante.

Vai piú piano da quando hai dei bambini?
Certo, ma soltanto quando in macchina ci sono anche loro.

Che cos'è per te il lusso?
Anzitutto le cose delle quali non ho veramente bisogno, che però mi piacciono: il cellulare dell'ultima generazione, vestiti alla moda, automobili eccetera. Un lusso che non posso comprare ma che apprezzo molto è il tempo libero. Nel privato mi piace ciondolare… una cosa che alla famiglia talvolta dà sui nervi.

Hai piú fan rispetto al passato?
Non lo so, in ogni caso ricevo piú posta e il mio "Fan club" si è ingrandito. Il "club" mi piace molto: è come me lo immagino, lì non sono uno "speciale", uno con il quale non si può parlare. Ci divertiamo, l'atmosfera è rilassata. Andiamo a girare in kart e festeggiamo insieme. Ogni tanto i fan fanno anche delle lunghe trasferte per venirmi a vedere, in Cina o da qualche altra parte del mondo. È una cosa che mi riempie di gioia.

Cosa pensi della nuova elettronica monotipo?
È un argomento complesso che richiede un grande impegno da parte degli ingegneri. L'abolizione del controllo di trazione è solo un aspetto parziale, che peraltro ritengo molto positivo, perché personalmente mi piace controllare la macchina di piú con il piede. È molto importante soprattutto in uscita dalle curve, dove occorre grande sensibilità per ottenere un'accelerazione ottimale. Per i piloti che corrono in Formula 1 da molto tempo si tratta di un cambiamento importante, i giovani che sono appena arrivati dalla Formula 3 o dal GP2 non hanno mai avuto il controllo di trazione. Un altro aspetto è l'evoluzione degli pneumatici che deve tenere il passo dei cambiamenti nell'elettronica, perché a causa del maggior pattinamento la gomma viene sollecitata in maniera diversa e in misura maggiore.

Quali modifiche nel Regolamento proporresti?
In primo luogo mi piacerebbe ritornare a correre con le slick, in secondo luogo sarebbe bello non avere limitazioni di potenza per il motore. I V10 del passato erano piú divertenti. Però capisco anche le esigenze in materia di sicurezza e l'utilità di mettere un limite alle potenzialità tecniche.

Il tuo desiderio per il 2008?
Mi auguro di poter centrare di nuovo l'obiettivo che ci siamo posti per la stagione e di conquistare la prima vittoria. Logicamente vorrei essere io a salire sul gradino piú alto del podio. Ma la cosa importante è fare bene come squadra, prima o poi sfrutterò la mia chance.


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